Come un figlio può fare il Coming Out con un familiare.

Può sembrare buffo, ma questo post comincerà circa come quello precedente, solo a parti invertite. Quindi, come un figlio dovrebbe comportarsi nei tre casi più comuni:

  1. Hai il dubbio, o sei già al punto che ne sei certo, di essere gay;
  2. vorresti fare di fare coming out con i tuoi genitori;
  3. qualcuno che ama farsi gli affari altrui, ha fatto outing su di te ed i tuoi sono venuti a saperlo indirettamente.

Come puoi vedere, le situazioni sono pressoché le stesse dei genitori, con la differenza —tutt’altro che minima —che il soggetto sei tu!

Già avrai avuto il tuo bel da fare per capire cosa sei e perché lo sei; avrai avuto il tuo bel da fare a capire che non sei malato, né sbagliato, né cattivo, né destinato all’inferno per questa cosa. Adesso ti ritrovi in una di questa tre situazioni: come affrontarle? Beh io posso solo darti qualche consiglio, in gran parte per la mia esperienza personale, per altre parti frutto di esperienze di altri ragazzi che ho aiutato nelle tue stesse condizioni; quindi partiamo dal primo punto!!


1) Hai il dubbio, o sei già al punto che ne sei certo, di essere gay;

Questo sicuramente è il periodo più duro da affrontare: capire, accettare, comprendere cosa voglia dire essere omosessuale, sono le prime cose che ti affliggono. Capirlo è relativamente facile: se ti piace al livello di attrazione fisica un altro ragazzo, allora sei o gay o bisex. Chiaramente per il post cambia poco: è sempre una cosa con cui doversi confrontare. Nella realtà dei fatti c’è una bella differenza: essere gay vuol dire essere attratti fisicamente ed emotivamente da un altro ragazzo; essere bisex vuol  dire che provi attrazione fisica, ed emotiva, indifferentemente sia per ragazzi che per ragazze. In entrambi i casi le pene, le ansie, i dubbi e le paure sono, spesso, le stesse per un ragazzo al momento della scoperta. A seconda della famiglia in cui si è cresciuti, ci si può porre la domanda: «Perché proprio a me?» oppure «cosa ho di sbagliato?» oppure «cosa ho fatto per meritarmi questo?» o peggio ancora «come guarisco?» 

Sono tutte domande più che lecite e spontanee,

salvo l’ultima: tu non sei malato!! Tu sei come sei, e non esiste medico, medicina, stregoneria o magia che posa cambiarti: nemmeno la tua volontà. Purtroppo non è come per i capelli che puoi tingere o gli occhi che puoi correggere: la sessualità è quella che abbiamo alla nascita. Perché uno nasce etero sessuale o perché uno nasca omosessuale —o bisessuale— sono due delle domande a cui la medicina non trova risposta: succede e basta! Punto.

Quindi mettiti via il fatto che t u possa cambiare: tutte le sciocchezze che puoi incontrare in giro per la rete, o che altre persone possano dirti, sulle cosiddette terapie correttive sono baggianate!! Tanto che la medicina ufficiale stessa rifiuta e condanna qualsiasi forma di medicina che si spacci per correttiva della sessualità di una persona. Questo è bene che te lo metti in testa il prima possibile: eviterai di cadere vittima di errati consigli o errate interpretazioni di testi che puoi trovare su internet. Diffida sempre di chi dice di volerti aiutare, proponendoti di cambiare quello che sei: non è possibile. E chiunque scriva, o dica,  in giro che è stato guarito dalla propria omosessualità, mente sapendo di mentire!!

Chiarito questo punto —fondamentale direi— torniamo a te.

Se, come spesso capita inizialmente, non te la senti di affrontare la cosa con la tua famiglia, allora puoi approfondire conoscenze e definizioni attraverso la rete, attraverso gruppi di ascolto e gruppi di aiuto per giovani gay: basterà fare una rapita ricerca in rete, e troverai molti di questi gruppi; ricorda sempre però cosa ti ho detto a proposito di gruppi che suggeriscono che tu sia un malato da guarire: purtroppo internet è bella perché propone di tutto, ma in questo di tutto, ahimè, ci sono anche le voci di falsi e bugiardi —nelle migliori delle ipotesi, nelle peggiori rischi di trovare chi addirittura cerca di fare soldi sulle tue paure ed il tuo stato d’animo, proponendo, appunto, terapie a pagamento—ed a che cifre anche !!!— questo non scordarlo mai: mi raccomando.

Non buttarti sulla sperimentazione fisica

se non ti senti pronto, e per pronto intendo che tu non ti sia accettato serenamente per quello che sei. Troppa gente approfitta di chi è nel tuo stato di auto-affermazione. Quando lo farai dovrai essere sicuro e certo di quello che stai per fare. È vero: molto spesso succede per caso, non programmato. In quel caso devi spingerti fin dove ti senti, non pensare minimamente che siccome ormai sei li, devi andare a fondo della cosa. Il tuo partner del momento deve rispettare i tuoi tempi e le tue esigenze di fare tua l’esperienza. Se invece la cosa la vuoi programmare, non sempre è una buona soluzione, ma a volte funziona, allora scegli bene la persona con cui vorrai sperimentare: troppi approfittano di un giovane alle prime esperienze per puro divertimento, ignorando totalmente le conseguenze che ci saranno per te per quella prima esperienza. Quindi, se ti è possibile —e mi rendo perfettamente conto che non sempre lo sia— ragiona con la testa… quella sul collo… hai capito cosa intendo!!


2) vorresti fare di fare coming out con i tuoi genitori;

Ad un certo punto, capirai di essere ciò che sei, ti sarai accettato per quello che sei, o forse non del tutto ancora, ma ti prenderà la smania di parlarne con qualcuno di vicino. Di solito si è portati a fare tutte una serie di considerazioni, che non riporto per non influenzarti, su a chi se ne può parlare, se è una cosa da fare —il parlarne— o è una cosa che dobbiamo tenerci tutta per noi. Di certo non ti propongo di girare con una maglietta con scritto: ‘IO SONO GAY’ di punto in bianco.  Dovrai decidere con chi parlarne, ed a seconda di chi sceglierai, dovrai studiare un piano A ed un  piano B, magari per sicurezza anche un piano C che male non fa 🙂

Perché uno, o più, piani?

Perché nonostante viviamo nel 2018, non puoi mai sapere davvero come una persona reagirà alla notizia che tu sia gay. E più ti sono vicine, le persone a cui vorrai dirlo, e più alta e la possibilità che la loro reazione ti ferisca. Anche qui vige la regola del ragionare prima, parlare poi. Nel senso che deve anche cercare di capire, chi sta apprendendo la notizia, in che contesto è cresciuto, che formazione religiosa ha, che fervore religioso ha, che esperienze può aver avuto in merito all’argomento —che so avete già un parente omosessuale e quindi conosci già le posizioni dei tuoi genitori in merito— insomma le cose da considerare sono tante.

Per esperienza posso, però, dirti una cosa: nel 90% dei casi ti sentirai rispondere: «Beh si, lo avevo già capito!!» Non fraintendere mai questa frase: non sta da nessuna parte che abbiano interrotto la frase, e che mentalmente l’abbiano completata con: «non serviva che me lo dicessi.» In realtà, se questo genere di frase ti verrà detta, il sotto inteso, invece, sarà del tipo: «ma pur intuendolo, non ho voluto forzarti la mano, costringendoti a parlarne, prima che tu ti sentissi pronto ad affrontare, con me, l’argomento.»

Capisci da solo che per un genitore affrontare

una situazione come un figlio gay, non è certo quella che si aspettavano dalla tua nascita. Pur avendolo quasi certamente capito, resta loro il dubbio che le cose forse non stanno proprio così, forse era solo una fase in cui stavi sperimentando e che alla fine sei tornato a quello che loro immaginavano sarebbe stata la tua scelta —e dai con questa scelta: non si sceglie un bel nulla in questo campo!!!— per cui al momento in cui sparerai addosso loro questa palla di cannone, devi anche dare loro il tempo di digerire la notizia. Fidarsi poco di reazioni poco appariscenti, che proseguono con un come se nemmeno tu ne avessi parlato: questo succede di solito quando un genitore non vuole accettare la cosa. Apparentemente accetterà la tua omosessualità, ma in realtà non l’avrà accettata per nulla. In questi casi serve tempo e pazienza, da parte tua; devi dare loro il tempo di metabolizzare la notizia, di arrivare a capire che la tua vita non è distrutta, che loro non hanno colpe, che tu non hai scelto. Insomma, come te, devono arrivare ad accettare la cosa per quella che è, e tutto quello che ne deriva, compreso un giorno vederti portare a casa il tuo ragazzo, compresa l’idea che un giorno ti farai una famiglia con un uomo ecc. ecc. 

Capisci da solo che serve un po’ di tempo

per arrivare a capire, ed accettare, tutte queste cosa: pensa solo al tempo che ci hai messo tu ad accettarti. Non dico che per loro sarà lo stesso, ma da un certo punto di vista hanno bisogno di tempo anche loro. Solo non permettere che la cosa finisca nel dimenticatoio famigliare: allora quando le vere situazioni ufficiali capiterebbero dovresti ricominciare tutto daccapo con loro. Meglio lasciare una pausa di qualche giorno, poi iniziare a far entrare loro nel tuo modo, magari presentando loro qualche tuo amico gay, oppure parlando semplicemente della tua idea di vita futura, di come te la immagini e così via. Insomma: sta anche a te far diventare la cosa un argomento normale di discussione in famiglia: non possono, ne devono, fare tutto da soli: non sarebbe giusto da parte tua.

In casi più complicati può capitare che uno, o entrambi i genitori, resistano ad accettare questa tua affermazione di identità: armati di molta pazienza. Di certo tu non puoi cambiare quello che sei per farli contenti, per cui dovrai far capire loro, con molta calma e delicatezza ed il dovuto tempo per metabolizzare, che le cose stanno così, indipendentemente dalla loro reazione alla cosa: è tuo compito, in questi casi, far capire loro che, contenti o no, tu così sei e non puoi cambiare. 

Esistono poi i casi limiti in cui

il famoso piano B o C possono venire comodi. Sono ormai molto rari, ma possono accadere. Mi riferisco alla situazione in cui dopo aver detto loro come stanno le cose ti fanno trovare una valigia con le tue poche cose, fuori dalla porta al tuo rientro. È pur vero che la legge sta dalla tua e potresti costringerli a riprenderti in casa, ma non sarebbe la soluzione ideale per cercare di venirsi incontro. In questa situazione, il migliore amico, il parente con cui hai un ottimo rapporto, vengono in tuo aiuto, fornendoti una tetto sotto il quale dormire per qualche tempo, finché le cose non si calmeranno il giusto per poter rientrare in casa. Se dovesse, sfortunatamente, capitarti questa terza situazione, esistono molte associazione di aiuto a giovani omosessuali in questo tipo di situazione, che sapranno darti un appoggio psicologico e soprattutto darlo ai tuoi genitori, che hanno la sola colpa di essere figli del loro periodo storico, figli dei loro genitori, e figli della loro cultura/religione. Non sono cose di cui un figlio dovrebbe accusarli di essere colpe;  accusare non servirebbe a nulla, serve invece trovare un terreno neutro sul quale trovarsi ed affrontare insieme le rispettive problematiche. I genitori alla fin fine amano sempre i loro figli, a volte come in casi simili, hanno magari più difficolta a dimostrarlo, ma con il giusto aiuto alla fin fine le cose si sistemano sempre. Non dico subito o nell’arco di un paio di giorni, ma si sistemano: fidatevi!!


3) qualcuno che ama farsi gli affari altrui, ha fatto outing su di te, ed i tuoi sono venuti a saperlo.

Questa, per quanto possa sembrare strano, è la situazione più comune: diciamo sulla’85% dei casi succede che il genitore lo viene a sapere per via di gente che non sa farsi gli affari propri: partendo dalla migliore amica, passando da un fratello o una sorella, arrivando —in extremis— al fruttivendolo che lo ha saputo dal figlio, tuo  compagno di scuola. Vi stavate appena riprendendo dall’esservi accettati, meritandovi un attimo di respiro, ed invece scoppia la bomba quando arriva madre e ti dice: «non c’è nulla che devi dirmi?» Sapete benissimo che quando ve lo chiede in realtà vuole solo una conferma di quello che sa, per sentito dire o per congetture personali. E sapete benissimo che come un bulldog, una volta che vi ha azzannato, non mollerà la presa sino a che non sarà soddisfatta dalla risposta. Che fare allora? Quando poi non siete nemmeno sicuri a che si stia riferendo: magari si riferisce a quella canna fatta con gli amici l’altro giorno, oppure alla balla micidiale che avete tirato su all’ultima festa. Oppure ha saputo che sei gay e vuole sentirtelo dire!!

Chiaramente la prima cosa da fare è

capire se si sta riferendo proprio alla tua omosessualità o meno, dovrai fare delle domande, con attenzione e calma, sai che lei o lui sono di per se sulla difensiva, se l’argomento è quello, e la cosa peggiore che potrebbe capitare e che pensassero che le tue domande fossero solo mirate a prenderli in giro. Oppure puoi fregartene assolutamente del motivo della loro domanda ed approfittare della situazione per decidervi a fare coming out. Vincereste entrambi inquietante questo caso e tu faresti anche la bella figura di quello che non ha problemi a trattare argomenti anche delicati, come questo, con i tuoi genitori.

Lo so a dirlo sembra facile, ma a te in quel momento con le spalle al muro e lei che continua a martellarti con: «Non devi dirmi proprio nulla di nulla?» con quel tono che è di chi chiaramente si aspetta, a questo punto una confessione, ma tu non sai su quale argomento, potrà sembrarvi spaventosa come situazione. Però considerate anche questo: se girate la situazione a vostro vantaggio, dimostrando così di essere onesti e maturi abbastanza da affrontare la cosa, guadagnereste un sacco di punti con loro… lo sapete benissimo vero?

Allora: fuori gli attributi e fate quello che va fatto,

o quanto meno quello che vi sentireste di fare se non fosse un genitore a farvi quella domanda. Alla fin fine non potrà andare così male, e se male andrà, quanto meno al momento, avrete il piano B da sfruttare e ve lo posso garantire di persona, che prima o poi — più prima, che poi— le cose si sistemeranno e torneranno come prima, anzi meglio di prima, visto che non avrete più addosso quel peso enorme della serie: «e se i miei lo scoprono?»… o no ?


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2 Comments

  1. sono una mamma di un quattordicenne.. Ieri mi ha detto che pensa di esser gay.
    Io gli ho detto che lo amo per quello che è, che sono fiera che abbia avuto il coraggio di affrontare con me il suo pensiero, ma mi son sentita sproffondare. Io amo mio figlio, lui è la mia vita. Ma può già aver capito a questa età il suo orientamento? Vi ringrazio

    Rispondi

    1. Sicuramente si: al giorno d’oggi l’età in cui un ragazzo capisce di essere gay, si sposta sempre più verso il basso.
      Vuoi lo sdoganamento, anche nell’ambito pubblicitario, vuoi per quello a cui ha accesso via internet, e non mi riferisco solo alla pornografia, ma a pagine che lo aiutino a capire cosa sia quella cosa, che sente dentro di se, di diverso dai suoi amici/compagni.
      Questo non implica, che comunque riesca a capire tutte le cose che dipendono da questa presa di coscienza.

      Il fatto che ti abbia detto “penso di essere gay” sta a significare che ne ha il sospetto, ma sopratutto, come tu stesso gli hai detto, che si sente tranquillo di poter parlare di questa cosa, molto importante per lui, anche con te. E fidati: non sono tanti i genitori che hanno questo livello di fiducia, da parte dei propri figli dell’eta del tuo!!

      Quindi considerati una brava madre, per aver ottenuto questo risultato, ossia che si sia sentito libero, dalla paura della tua reazione, e quindi che si sia sentito di parlartene.

      Quello che faccio difficoltà a capire, è questa tua reazione:

      ma mi son sentita sproffondare

      Per quale motivo Grace? La paura che possa avere difficoltà a scuola? Che dei compagni di classe possano bullizzarlo? Che la vita per lui sarà più dura, rispetto a se fosse un etero?

      Beh per il terzo dubbio, sono certo che non sarà così: nonostante si senta parlare, a volte, di gesti estremi nei confronti dei giovani gay, sono casi, tutto sommato, piuttosto limitati.

      Poi sarà il giudizio, e la maturità di tuo figlio, a fargli capire che certi atteggiamenti possono, o meno essere accettati, a seconda dell’ambiente in cui si trova. Se in una città tenersi per mano con il fidanzatino, può non dare seguito ad alcuna reazione, potrebbe invece farlo in un paesino di provincia.

      Io vivo a Verona, e per questioni varie sono spesso anche a Padova. Ti dirò che nonostante le effusioni, o certi atteggiamenti, in pubblico siano rifiutati dal mio compagno, quelle rare volte in cui ci siamo tenuti per mano per strada, non è mai successo nulla di che. Quindi per questa questione puoi stare piuttosto tranquilla.

      Per la questione reazione degli amici e dei compagni di scuola, parlagliene: digli con tranquillità che non tutti sono come te e che quindi alcuni accetteranno la cosa, come se avesse detto loro che il suo vero colore dei cappelli è rosso o che fosse semplicemente mancino; altri saranno più cattivi e tenteranno di approfittare del fatto che credono, stupidamente ed a torto, che siccome è gay debba essere più debole di loro: fidati non è cosi!

      Spiegagli che comunque, nella vita, dovrà affrontare persone buone e persone cattive, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. Soprattutto che se succedesse, come si è sentito libero di dirti che si crede gay, deve sentirti altrettanto liberto di dirti se ha problemi con qualcuno, che il farlo non lo farà apparire debole ai tuoi occhi.

      E quando sarà ora che ti presenterà il suo migliore amico devi trattarlo normalmente, come fai con tuo figlio: deve vedere con i suoi occhi che davvero per te non è un problema; e non solo che lui gay non è un problema ma se lo son altri si. La coerenza, tra il tuo dire ed il tuo fare, saranno importantissimi per lui.

      Se hai altri dubbi, sentiti libera di chiedere, o esprimere, qualunque tua perplessità, o dubbio. Se proprio ti faccio avere un mio contatto diretto, se vuoi parlarne in privato.

      Ciao, e tante belle cose a te ed al tuo ometto: se te l’ha detto ha già preso la strada giusta per essere un uomo!!

      Un abbraccio forte ad entrambi.

      J.C.

      P.S. ti chiedo scusa per la risposta così in ritardo, ma sono stato poco bene e sono stato assente dai blog che seguo. Spero di poter essere più veloce nel risponderti in futuro.

      Rispondi

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