Giovani gay, e partner maturi.

Giovani gay, e partner maturi: cosa porta un giovane gay, a cercare la compagnia di un uomo maturo, per formare una coppia stabile? Me lo sono chiesto più volte, nel tempo, ed ho deciso di cercare un po’ di dati per vedere se riuscivo a darmi una qualche risposta.

Young guy searching for dads

Photo by Jeremy McKnight on Unsplash

In questi ultimi giorni mi è capitata l’occasione di mettere le mani su un database di una nota app di gay dating.

Chiariamo: l’ho trovato nella darknet, e chi ha postato il database, lo ha fatto senza alcun riferimento a nomi, cognomi o altre informazioni che permettessero di identificare a chi fossero collegati i dati in questione.

Praticamente c’era solo una tabella con solo i seguenti dati:

  1. Età;
  2. aspetto fisico (altezza, peso ed altro che lui ritenesse potesse essermi utile per l’analisi che volevo fare);
  3. Preferenze sessuali proprie;
  4. Età ricercata in un eventuale partner;
  5. Preferenze sessuali ricercate in un eventuale partner.

Alla fin fine, nessun dato che permetta di reperire informazioni su chicchessia né alcuna chat privata, o pubblica che fosse, o foto: solo cifre!

Fatta questa premessa arriviamo al punto: perché cercavo questi dati? Volevo incrociare un po’ d’informazioni, reali, per capire un po’ in che direzione stiano andando i giovani d’oggi, nel cercare divertimento, amicizia e/o relazione.

Beh i risultati sono stati per certi versi imprevisti, mi aspettavo altri tipi di risposte, almeno per certe fasce di età, invece sono stato contraddetto dai numeri, che adesso voglio analizzare con voi.

Sembra che un buon ventidue percento dei ragazzi, dai diciotto ai vent’anni, cerchino quel genere di uomo, che viene denominato daddy. Quello che mi fa pensare, è che siano in così tanti! C’è da dire che il sessantasette percento di questi ragazzi, si definiscono totalmente passivi, l’undici percento versatili ed il sei percento solo attivi, per cui mi sono posto il quesito, se quel ventidue percento, del totale degli iscritti, in realtà non cerchi quel tipo di figura, per via della maggiore esperienza, che un uomo maturo, possa infondere.

Di norma i giovani solo passivi, almeno stando ad uno studio condotto dall’ARCI-GAY Italia, lo sono perché convinti che sia quello il loro ruolo. Solo verso i diciotto, vent’anni anni capiscono che non esiste un ruolo legato all’età. Se così non fosse, allora non si spiegherebbero i diciottenni, ed anche più giovani, che siano solo attivi.

Tornando al nostro ventidue percento: cosa spinge ragazzi, così giovani, a cercare uomini maturi? E con maturi intendo con una differenza di età notevole, quindi uomini dai quarantacinque, cinquantacinque anni in su? Posso fare solo delle congetture, visto che non ho modo di pararle direttamente con gli interessati a cui appartengono i dati.

Per cui mi sono iscritto a questa app, ed ho cercato questi benedetti ragazzi in cerca di maturi, per porre loro delle domande, sperando di ottenere risposte, che avessero chiaramente un fondamento di verità.

La prima domanda, ovviamente è stata: “Come mai cerchi un maturo, e non un coetaneo?” Beh è strano come la maggior parte di loro, mi abbiano risposto allo stesso modo. Pare che per una buona parte, la motivazione stia, nel perché hanno già avuto esperienze con dei coetanei, ma non siano assolutamente rimasti soddisfatti dall’esperienza. I motivi esposti sono diversi, ma quelli più comuni sono stati:

  1. pensano troppo solo al proprio di godimento;
  2. non sono bravi a letto;
  3. una volta raggiunto, il loro, di godimento, non si interessino più al partner.

Che di per sé sarebbero argomenti più che sufficienti per scartare un qualsiasi amante occasionale per una eventuale ripetizione dell’incontro non c’è che dire!! Inoltre mi hanno detto che la maggior sicurezza di un uomo maturo, li mette più a loro agio nel voler sperimentare diversi giochi nel sesso, che non si sentirebbero di chiedere ad un coetaneo, un po’ per la paura di essere giudicati, un po’ per la certezza che ne sappiano quanto loro, se non di meno, su certe pratiche.

C’è da chiarire che questo ventidue percento non comprende i giovani che cercano sugar daddies (Sugar daddy (slang term), un uomo che offre supporto (tipicamente finanziario e materiale) ad un compagno più giovane – fonte Wikipedia): quest’ultimi di solito sono più grandi, direi nella fascia degli universitari. Per chi non lo sapesse uno sugar daddy, è una persona matura che oltre a provvedere alle esigenze sessuali, del giovane, provvede anche, in parte oppure occasionalmente, alle sue necessità economiche.

Ora so che viene facile scivolare sull’argomento, ma i ragazzi in questione no, non si considerano né delle marchette, né degli escort: semplicemente approfittano della situazione che gli si propone. Questo, aggiungo io, non è del tutto vero: se così fosse non cercherebbero esplicitamente uno sugar, ma gli capiterebbe semplicemente di scoprire che il maturo contattato lo sia man mano si frequentino.

La maggioranza dei ragazzi che a cui ho posto le domande, in ogni caso, hanno mostrato serenità, e di essere a loro agio, nel cercare persone più grandi; non davano assolutamente l’idea di sentirsi in difetto, a cercare e/o frequentare uomini con una età così distate dalla loro.

Va da sé che questi ragazzi hanno tessuto solo lodi sul loro rapporto con il loro daddy, sarebbe d’altro canto strano il contrario. Mi ero riproposto di sentire anche la campana dei maturi che accettano questo tipo di rapporto, ma non mi è stato possibile, perché un maturo interessato ad un giovane, di solito non lo precisa nel proprio profilo, sapendo che saranno i giovani interessati a cercarli direttamente. Quindi mi devo fidare di quello che mi hanno detto i ragazzi stessi.

Alla domanda “Hai difficoltà a dire agli amici che l’uomo con cui ti hanno visto è il tuo partner attuale?” Le cose si sono un po’ diversificate. La maggioranza ha ammesso di si, chi prima chi dopo. La convinzione dei più giovani, è che nonostante siamo nel 2020, troppa gente ancora fa fatica ad accettare questo tipo di rapporto. Mi hanno anche precisato che, familiari a parte, le critiche, quando arrivano, sono sempre rivolte al daddy, quasi mai al ragazzo. Da questo fatto, i ragazzi deducono, che la loro volontà di voler vivere questo tipo di rapporto, non viene preso in considerazione da chi critica, dando al daddy tutta la responsabilità, in senso negativo, del mantenere in piedi questo genere di rapporto.

Praticamente i ragazzi vivono le critiche, come una denuncia di immaturità nei loro confronti, perché attaccando solo il daddy e come se chi critica, pensi che il giovane non abbia voce in capitolo e che la responsabilità di questo tipo di relazione sia totalmente in mano al daddy; e questa cosa, a parecchi di loro, da fastidio.

F. Per esempio mi diceva: “Quando è venuto fuori con chi mi frequentavo, ed avevo già 19 anni, i miei volevano entrare in contatto a tutti i costi con il mio daddy. Io dicevo loro che era anche una mia scelta, non solo del daddy, di frequentarci, ma i miei non mi stavano nemmeno ad ascoltare. La colpa di questo stato di cose era tutta del mio daddy, come se io fossi stato incapace di decidere chi frequentare, o peggio ancora, che una volta abbindolato da questa persona, non fossi più in grado di liberarmene!

Ora, che si presentino situazioni di conflitto tra i genitori, o amici più stretti, del giovane di questo genere di coppie, non mi stupisce affatto, almeno non in questo paese. I genitori, a mio avviso, possono dare consigli, possono appoggiare nei momenti di crisi, ma non dovrebbero mai mettersi di traverso in una relazione dei propri figli, anche se a loro può sembrare strana. Se il ragazzo è felice, non vedo perché si debbano mettere paletti a chi il giovane frequenti. Perché per una ragazza dovrebbe essere normale, frequentare un uomo di venti, trent’anni più grande, mentre per un ragazzo no?

Dal loro punto di vista, del giovane intendo, cosa c’è di meglio come compagno di una persona adulta, matura, economicamente indipendente, con una propria vita? Molti penseranno che il ragazzo voglia fuggire da quelle situazioni antipatiche che fanno parte del crescere di tutti, ma non credo sia così. Né voglio tirare in ballo responsabilità di genitori troppo assenti o troppo assillanti. A 18 ormai, un ragazzo ha una esperienza tale da permettergli di scegliere, e perché no, anche di sbagliare; ma a mio avviso, deve essere lui a rendersi conto dell’errore che abbia eventualmente fatto, sempre che di errore si possa parlare!

Ho ancora in mente una chiacchierata, fatta diversi anni fa, con un amico. Il figlio, da poco maggiorenne, aveva fatto coming out da poco in famiglia, e già quello era stata una situazione da gestire, adesso però la moglie lo stava martellando perché doveva intervenire. Su cosa? La donna aveva scoperto, che il compagno del figlio, aveva quasi cinquant’anni. Il padre, sapendo che sono gay, mi chiese consiglio sul da farsi.

Glielo dissi chiaro e tondo già allora, che se fosse intervenuto si sarebbe inimicato il figlio. E gli chiesi se il figlio mostrasse alcun segnale di disagio, o situazioni di stress. Lui mi disse che il ragazzo era felice e non era mai andato così bene a scuola come in quel periodo. Parlandone si rese conto che il ragazzo non correva alcun pericolo: aveva fatto una scelta che magari, ai loro occhi di genitori, poteva sembrare strana, ma da come stava dimostrando di essere felice e concentrato sugli studi, in effetti non v’era motivo per intervenire su nulla. L’unica pecca, a suo dire, di questo discorso era che il figlio continuava a non presentare il proprio compagno ai genitori.

Gli feci notare che la richiesta della moglie era una motivo più che valido del ragazzo, per cercare di evitare escalation di tensioni. Per quando la madre martellasse il marito, sicuramente il figlio aveva inteso cosa stesse accadendo. Dissi al mio amico, che appena il ragazzo avesse percepito che davvero loro due, avessero accettato la sua relazione, sarebbe stato lui il primo a tenerci a presentar loro il proprio compagno. Ed in effetti così è stato. Quando la madre smise di fare la chioccia, tempo un paio di mesi il ragazzo presento il proprio compagno ai genitori, una sera, invitandolo a cena, a casa propria.

Insomma: se un ragazzo decide che si trova bene con un uomo maturo, alla fin fine non vedo motivo per cui debba essere ostacolato. Se non ci sono situazioni di pericolo, e li sono d’accordo che i genitori devono continuare a vigilare, perché resta pur sempre il loro figlio, ostacolare la relazione, porterà solo ad inasprire il rapporto genitori-figli. Quindi, come genitori, se ne devono fare una ragione: il ragazzo è libero di sbagliare, e fare le sue esperienze, ma questo non vuol dire che stia sbagliando, avendo scelto chi ha scelto, come proprio compagno.

Concludendo: i ragazzi di oggi, come normale che sia, sono più maturi, anche sessualmente, dei loro coetanei di trenta, quaranta anni fa. Restano pur sempre ragazzi, ed in quanto tali debbono fare i loro errori ed imparare da essi; ma una loro scelta, che non stia bene ai genitori, non significa che sia sbagliata. Può sembrarlo a noi, mentre a loro no. Piuttosto che, come nel caso della moglie del mio amico, intervenire, parlarne, domandare con sincera curiosità, ma non mettersi di traverso: al giorno d’oggi un figlio ha mille modi per eludere la sorveglianza di un genitore: volete un figlio che parli con voi dei suoi sogni, delle sue conquiste, delle sue preferenze, o volete un figlio, che capito che non accetterete mai un punto di vista diverso dal vostro, vi nasconda tutto, e magari lasci la casa prima del tempo?

J.C.


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