Omosessuale e cattolico: come la mettiamo?

Gay Cattolico

Photo by Mikail Duran on Unsplash


Ho deciso di affrontare questo argomento, innanzi tutto perché mi ha toccato personalmente da giovane, ma anche perché vedo, ahimè, che pur essendo passati 40 anni abbondanti da allora, tutt’ora è un problema che si pone spesso.

Facendo delle ricerche, per documentarmi prima di affrontare il post, sono incappato in alcuni video davvero aberranti, per il contenuto delle frasi espresse da certi personaggi, chiaramente a dire poco omofobe: ma non voglio trattare di questo, per ora almeno. 

L’idea per questo post è come si possa aiutare un giovane cattolico ad accettare la situazione nell’essere omosessuali ed essere cattolici.

Il problema si pone fondamentalmente se uno si scopre gay dopo aver già accettato la propria religione. Nel caso contrario il problema si pone molto più di rado, perché semplicemente, una volta accettata la propria sessualità, difficilmente uno va a cercarsi una religione che lo esclude e discrimina a priori, questo mi pare piuttosto evidente.

Quindi la situazione più classica…

è quella in cui il giovane, già cattolico, quindi battezzato, già avvezzo alla comunione e, spesso, già cresimato, si scopre, o accetta il fatto di essere un omosessuale. Non voglio stare qui a discutere della dottrina cattolica o delle sue posizioni verso l’omosessualità, ma di come uno si senta quando si trova intrappolato in questa condizione, perché proprio di una trappola si tratta. E non nel senso che qualcuno l’ha tesa per te, ma perché raramente si esce da questa specie di labirinto che non ha uscite!

Perché in effetti si tratta solo di questo: un serpente che si morde la coda. Vuoi essere cattolico? Allora non devi quanto meno avere rapporti sessuali (di tipo omosessuale ovviamente) Vuoi essere omosessuale—come se si trattasse di una scelta!!— allora non puoi essere cattolico, non almeno secondo i canoni tradizionali in cui si inquadra questo genere di persone.

Quindi come la risolve, il giovane gay che si trova in questa situazione piuttosto complicata? L’unica soluzione, che ho visto nella maggioranza dei casi prendere dai cattolici, è quella di continuare a credere a ciò che si crede: un Dio, che nella sua misericordia e bontà ama tutti i suoi figli, perché alla fin fine li ha creati lui a sua immagine e somiglianza, così almeno dicono le scritture. Noi sappiamo che ci ama per quello che siamo, perché se crediamo in lui sappiamo anche che è stato proprio lui a farci così!! E visto che di norma, per un cristiano, Dio è infallibile, non può aver creato per sbaglio un prodotto di scarto come uno omosessuale!!!

In effetti molti sacerdoti,

presi da soli, ti confermeranno questa interpretazione: non ha senso, nemmeno per loro, che Dio nella sua infallibilità abbia creato qualcosa di sbagliato, di contro natura o di mal funzionante. Capisce che le alte figure, della struttura gerarchica ecclesiastica, possono dire quello che vogliono, ma il proprio cuore dice loro che un omosessuale non può essere un errore divino, se non altro proprio per l’infallibilità che la dottrina cristiana insegna. 

Quindi alla fin fine il problema è più della chiesa stessa che del giovane omosessuale!!

Resta però un problema,

di ordine pratico, che il gay deve affrontare: nel caso il prete di turno, si appelli agli ordini ricevuti dall’alto non è autorizzato a dare la comunione ad un gay che non professa la castità. Perché secondo la chiesa, nella sua contorta visione, il gay va bene, purché si astenga dall’avere rapporti sessuali. Se lo fa allora non va più bene. Come gestire questa problematica? La soluzione più comune era il mentire: al prete non dico che sono gay, e se me lo chiede apertamente, mento spudoratamente, dicendogli che professo la castità quindi sono degno dell’eucarestia. Tanto che problema c’è? Esiste la confessione per le bugie e normalmente nel confessionale non si sta a specificare quale sia la bugia per la quale chiediamo perdono.

Personalmente sono contrario: dover dire una bugia, per potermi avvicinare all’eucarestia, lo trovo illogico e incoerente. Per cui: o mi trovo un altro prete che non mi faccia di questi problemi, oppure mi astengo dal fare la comunione. D’altronde Dio, nella sua onniscienza, sa perfettamente che se non faccio la comunione non è per colpa mia, ma di quel prete che non usa il proprio cuore per decidere se somministrarmela o meno.

Conosco preti che danno l’eucarestia ai divorziati,

gay e delinquenti vari, se ha la netta percezione, per questi ultimi, che siano davvero pentiti, ignorando le direttive che gli impedirebbero di farlo. Di norma sono preti giovani, di una generazione che ha la mente più aperta, nel capire in che situazione si trova un omosessuale a dover decidere se mentire sulla propria sessualità, o sulla propria astinenza. Insomma alla fine è la chiesa stessa che, in questi casi, porta il soggetto a dover mentire o per una ragione o per un’altra!

La maggioranza degli omosessuali della mia generazione semplicemente mentono sulla castità e fanno la comunione. Mentre vedo i cattolici più giovani lottare per un diritto che ritengono sacrosanto: creano gruppi di discussione, di reciproco ascolto, in cui cercare un punto di incontro nella loro comunità religiosa.

Hanno voglia i cristiani, più o meno radicali,

a dire che ci sono interi passi delle scritture che condannano l’omosessualità; a questi dico sempre che è troppo comodo attaccarsi alla scritture quando serve ai loro scopi: nessuno di loro, specialmente se il ladro è il proprio figlio, si sogna di incitare il taglio della mano al ladro; nessuno di loro per il figlio, fratello, padre che ha ucciso un pedone, in un incidente stradale, incita ad uccidere il guidatore con la pena di morte, in risposta alla scrittura occhio per occhio, dente per dente. Sanno benissimo che i tempi, in cui vennero redatte le scritture, erano altri e le necessità erano altre per cui, le cose che allora potevano avere un senso, al giorno d’oggi non sono più applicabili. Allora perché deve valere per tutto tranne che per l’omosessualità?

Trovo troppo comodo seguire alla lettera, oppure interpretare e aggiornare il senso delle scritture a seconda delle situazioni e delle necessità: o vale per tutti o non vale per nessuno. Questo dal mio punto di vista chiaramente.

Non voglio nemmeno tirare in ballo la storia delle centinaia di preti accusati di violenze sessuali e pedofilia. Sarebbe scorretto da parte mia farlo, perché so che è un tema facile da usare per portare la gente dalla mia: mentre la chiesa lo fa, se gli comoda, io no. Parto dall’idea che esistono persone che sbagliano tra i preti come tra i comuni mortali, al massimo posso essere dispiaciuto del fatto che chi, nella loro gerarchia, doveva intervenire non l’abbia fatto. Questo, però, non deve essere una scusa per attaccare un gay che, comunque, vuole restare un cristiano cattolico.

Alla fin fine cosa determina

se un essere umano è un buon cattolico o meno? Non certo delle regole scritte da persone, che per la posizione che hanno nella gerarchia ecclesiastica, pensano di essere superiori e quindi di poter dettare limiti e paletti. —validi troppo spesso per gli altri e non anche per chi li impone— Sono le azioni che l’essere umano compie; sono i pensieri che l’essere umano ha, ed espone; sono i fatti che determinano, come nella società anche nella cerchia religiosa, se sei degno di appartenere a quella comunità o meno. 

Il cattolico omosessuale sa, se si comporta bene o meno; se segue i comandamenti o meno; se quando si confessa lo fa perché è davvero pentito di cosa ha fatto. E nessuno, a mio parere, può dire che un gay sia un cattolico peggiore —o migliore— di un cattolico eterosessuale. Lo sanno solo in due: —se uno ci crede— l’omosessuale stesso e Dio.

Tutti gli altri, a questo punto ed a mio avviso, hanno poco peso sulla propria cristianità. Non mi permetti di fare la comunione? Dio, nella sua onniscienza, sa che meritavo di farla e che tu, umano fallace che sei prete, ti sei permesso di impedirmelo. Quindi non vedo problemi per me, omosessuale, a cui viene impedito di accedere ad un sacramento, come sarebbe mio diritto.

Per questo di certo non finirò all’inferno, ed a dirla tutta è più facile che ci finisca chi mi ha negato l’accesso al sacramento della comunione solo perché sono omosessuale.


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